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Mimmo Cavallo, cantautore e compositore italiano, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera artistica e condiviso le sue riflessioni sull’industria discografica moderna ai microfoni di Radio Jasper, durante un’intervista condotta da Max Pacini.

L’uscita del suo album del luglio 2026 “U signuri u na manda bona” è stata l’occasione per una intervista appassionata nella quale Cavallo, ripercorrendo le tappe della sua carriera, paragona il mestiere del musicista e del poeta a un vero e proprio lavoro artigianale, richiamando la tradizione dell’antica Grecia dove l’arte era vista come un servizio per la comunità. Una figura fondamentale per la sua affermazione è stata quella del produttore Antonio Coggio, originario di Savona, con cui ha mosso i primi passi importanti dopo aver lasciato il sud. Questo sodalizio lo ha portato in RCA, dove l’incontro con il direttore Melis ha segnato la fondazione dell’etichetta Calicantus e l’affiancamento con grandi direttori artistici.

L’uscita del brano Siamo Meridionali nel 1980 ha rappresentato un punto di svolta, portandolo a un’esposizione mediatica enorme. Nonostante Gianni Ravera lo volesse al Festival di Sanremo con lo storico brano, i suoi produttori optarono per un percorso più d’autore, inserendolo in circuiti televisivi diversi pur mantenendo un impatto su milioni di spettatori.

Tra gli aneddoti più curiosi spicca la genesi del brano Vedo Nero, scritto per Zucchero. Cavallo ha raccontato che la canzone è nata dopo un incontro a cena, quando Zucchero ha espresso il desiderio di avere un pezzo con la stessa energia provocatoria e ritmica dei lavori di Cavallo.

L’artista non ha risparmiato critiche all’attuale panorama musicale, condannando in particolare l’abuso dell’autotune. Secondo Cavallo, la musica odierna sacrifica spesso la vera poesia e la capacità vocale dal vivo in favore di produzioni omologate, scritte a tavolino per un successo commerciale effimero.

L’intervista ha evidenziato la coerenza di un autore che, pur lavorando dietro le quinte per grandi nomi come Zucchero, Gianni Morandi o Fiorella Mannoia, ha sempre mantenuto una visione della musica come espressione poetica e autentica, lontana dai compromessi commerciali estremi.

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